Quattro personaggi in cerca d’autore – prima parte

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    Questo racconto è ambientato nell’universo di “Hope, le mirabolanti avventure di un’astronave“, romanzo di fantascienza che sto pubblicando gratuitamente a puntate, e che vi invito a leggere. :)

    Lo Scrittore sedeva stanco sulla sua poltrona ergonomica di fabbricazione svedese. Occasionalmente, il fluire delle parole bianche sullo schermo nero del programma di scrittura del suo macintosh si inceppava, richiedendo un nuovo ascolto.

    In quei momenti egli si fermava e raccoglieva i suoi personaggi intorno a sé, chiedendo loro di raccontargli l’evolversi delle vicende, per poterle meglio rendere sui bit digitali del file di testo. Così fece anche questa volta.

    Nella stanza apparvero quattro figure stranissime, o meglio tre figure stranissime e uno stupendo esemplare di cane tertelliano, con sei zampe e il pelo variopinto e psichedelico.

    - …non è possibile, da qualche parte dovrà pur… – esclamò Ian Volk, lasciando a metà l’accorata discussione che stava avendo con l’animale. – Che cosa? Dov’è finita la plancia? -
    - Benvenuti – li accolse lo Scrittore.
    - Chi sei? – domandò Aria.
    - Benvenuti – ripetè lui.

    I quattro personaggi si guardarono tra loro allibiti. Due uomini, una donna e un cane, prontamente ritrasformatosi nella forma umanoide standard, componevano l’equipaggio originario dell’Astronave Hope, costruita dalla Resistenza Terrestre in seguito all’invasione Venster, alieni brutti e soprattutto molto, molto cattivi. Altri extraterrestri, gli Atariani, si erano invece alleati con gli umani fornendo tecnologia e personale: l’ex cane tertelliano era, in realtà, Buzz, un atariano capace come tutti i suoi simili di trasformarsi in qualsivoglia forma, animata o meno.

    Alla guida del quartetto il capitano Shepard, ex astronauta NASA, scelto per comandare l’ultima speranza di salvezza della Terra, insieme agli amici Aria Marconi, primo ufficiale e pilota espertissimo, e Ian Volk, scienziato russo geniale ed egocentrico.

    Assumendo un’espressione minacciosa si avvicinarono allo sconosciuto seduto dietro a una scrivania, scavalcando matasse aggrovigliate di cavi.

    - Non temete, non vi farò alcun male – li rassicurò lui, deciso ad evitare qualsiasi inconveniente sgradevole.
    - Resta da vedere se saremo noi a farne a te! – esclamò Volk, che quando si trovava in apparente superiorità era sempre pronto a sfoderare un coraggio inaspettato.
    - Ian, sei sempre così diplomatico… – sbuffò Aria puntando un silaha, arma versatile sia nel corpo a corpo che a distanza, contro lo Scrittore. – Dove siamo? -

    Egli sorrise. – Siete nel luogo dove la realtà diventa fantasia, e la fantasia realtà. -

    - Chiaro – annuì la donna. – Quindi dove siamo? -
    - Avete presente i libri? Ecco, non c’è un modo gentile per dirvelo, lo dico e basta: sto scrivendo un libro su di voi. -
    - Su di noi? Non ne ho mai sentito parlare – si intromise il capitano.
    - No…non nella vostra realtà. -

    Ian era giunto a una conclusione. – Stai dicendo che siamo personaggi di un libro? Parto della tua fantasia? Irreali? -

    L’autore sgranò gli occhi, stupito. – Sei arrivato in fretta a questa idea, pensavo di poter scrivere ancora qualche riga, prima. Beh, non è proprio così. Siete reali, nel vostro mondo. Io trascrivo solo quello che voi raccontate…ma in questo luogo posso anche modificare le cose, volendo. -

    - Toh, dio – ironizzò Aria che non credeva a una parola.

    Lo Scrittore si mise a digitare sulla sua tastiera, e improvvisamente lei sentì l’irrefrenabile bisogno di baciare lo scienziato russo. Appena prima di avventurarsi in esplorazioni compromettenti, però, il testo fu cancellato e tutto ritorno sotto il controllo dei rispettivi proprietari.

    - Wow – esclamò Ian.
    - Carino eh? -
    - Ma…cosa…che… -. Aria era senza parole, forse per la prima volta nella sua vita.
    - Scusa, serviva una dimostrazione pratica. -
    - Ah certo… – la donna aveva subito riacquisito la sua naturale verve – e non potevi farla tra Ian ed Henry, questa dimostrazione? -
    - Oh, sì, è un’idea interessante. – Digitò di nuovo sulla tastiera. I due uomini si avvicinarono, ma poi l’autore scosse la testa.
    - No, volevo solo dare una piccola soddisfazione ad Ian…prevedo decine e decine di pagine di frustrazione. Tanto poi… -
    - Poi? – chiesero in coro i membri dell’equipaggio.
    - Ve lo dirò dopo. Ora…-

    Il capitano rivolse uno sguardo eloquente a Buzz. – Henry, se vuoi sapere se lui è uno di noi – intervenne l’atariano – no, è un umano, come voi. Sembra che sia questo luogo…ad avere qualcosa di strano. -

    - Sì, ve l’ho detto, questo è un luogo di interscambio. Da qui accedo alle vostre vite, e le racconto. -
    - Ci manipoli! – gli urlò contro Volk, in preda all’ansia.
    - Discretamente. Voi vivete la storia, mi limito a darvi qualche aiuto, nel caso serva. Meglio che essere un Venster no? Perderanno. -
    - Quindi – continuò incurante lo scienziato – potresti far finire tutto questo in qualsiasi momento! -
    - Beh…sì…ma non sarebbe logico…non funzionerebbe. -
    - Che intendi dire? Puoi farci tornare a casa o no? -
    - Tecnicamente…sì, ma una storia deve svilupparsi naturalmente, con una trama, i suoi colpi di scena, problemi e soluzioni credibili…non posso semplicemente interrompere tutto e scrivere “vissero felici e contenti”. Vi assicuro comunque che salverete la Terra. -
    - Non mi basta! – gridò Ian fuori di sé dal terrore e dai miliardi di possibilità diverse che il suo geniale cervello aveva calcolato. Estrasse la pistola a fase in dotazione ai componenti della Resistenza, e la puntò dritta al volto dello Scrittore.

    I suoi amici, più diplomatici e meno inclini a farsi travolgere dalle emozioni, cercarono di farlo ragionare. Anche l’uomo verso il quale l’arma era puntata, allarmato dall’evolversi degli eventi, cercò di tranquillizzarlo, senza successo.

    - Spostati – intimò lo scienziato, avvicinandosi al computer. Guardò lo schermo nero con alcuni paragrafi appena terminati. Pose le mani sulla tastiera.

    - Non farlo, non finirà come… – cominciò a spiegare lo Scrittore, subito zittito dall’ulteriore avvicinarsi della canna della pistola.

    Il russo digitò la frase “L’Astronave Hope e il suo equipaggio tornarono finalmente sulla Terra”. L’atmosfera stessa sembrò vacillare di indecisione, poi come una bolla sapone che svanisce nell’aria, i quattro personaggi scomparvero.


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